martedì 1 settembre 2015

Le canzoni tormentone

Sto preparando con i miei alunni un progetto sulla canzone italiana.

Per il diario quotidiano guardano un video musicale e poi mi dicono cosa ne pensano e a cosa li fa pensare.

Nella mia classe pensiamo molto.

Comunque sia il risultato è che passo le serate con in testa il tormentone del refrain della canzone del giorno.
Di pensare ad altro non c'è rischio.

A casa mia si è sempre canticchiato molto.

Da adolescente cantavo e ballavo davanti allo specchio nell'intimità della mia cameretta (dai, che lo avete fatto tutti!) per ore: era molto meglio che andare in palestra.

Canticchiavo anche se mi toccava passare in qualche strada buia tornando la sera.
Il buio non mi è mai piaciuto e farmi coraggio parlando da sola non mi avrebbe fatto stare molto meglio.

Poi da grande c'è stata la fase ipnosi neonatale, durante la quale io e il Colombiano cantavamo canzoni di tutti i tipi ai nostri piccoli per farli addormentare.

Quelle preferite da Matteo erano quelle che mi inventavo io, dopo aver esaurito il repertorio colombo-messicano, Il caffè della Peppina, 44 gatti, En la feria di San Josè e Alla fiera dell'est...

A quel punto le nenie prendevano le strade più impreviste, con tonalità (s-tonalità piuttosto...) che però a lui sembravano piacere molto.

Dopo due secondi erano stecchiti tutti e due.

Spesso pure io.

Ora i tormentoni sono diversi.
Si canta soprattutto in macchina, perché si può dar libero sfogo alle nostre corde vocali impazzite, senza che nessuno se ne accorga.

Finestrini sigillati ermeticamente.

I miei eroi al momento prediligono:
Everything is awesome 
I like to move it
Do you want to make a snowman 

L'anno scorso Luca ha canticchiato per la prima volta una canzone sconosciuta, poco prima di addormentarsi.
Parlava di un drago e mi è piaciuta subito moltissimo, quindi gli ho chiesto che canzone fosse.

Puff, the Magic Dragon.

Il giorno dopo ho subito comprato l'mp3, il libro e pure la scatoletta con il drago che esce dopo il solito refrain e ci fa ridere.

Così la potevamo cantare tutti insieme.

In realtà, pare che PUFF, (in italiano sbuffo, buffata, sbuffata), non si riferisse proprio a delle belle e sane boccate d'aria, quanto piuttosto a delle boccate di fumo.
Di draghi e di fuoco d'altronde si parlava!

Che mio figlio di 4 anni si fosse tanto affezionato a un'ode alle canne onestamente mi ha fatto ridere. (Rincuoro i benpensanti: gli autori negli anni '70 avevano rinnegato qualsiasi legame con sostanze stupefacenti come sfondo della canzone).

La canzone che però possiamo davvero considerare la colonna sonora di casa nostra è un'altra.

Quest'estate, sotto il solleone di luglio, su una spiaggia assolata di Alghero, i miei piccoli eroi avevano come sempre fatto a cazzotti e Matteo era tutto una lacrima.
Per consolarlo, l'ho preso fra le braccia e gli ho chiesto:
"Ti canto una canzone?"
"Sì."
"Vuoi che ti canti Puff?"
"No."

Poi mi ha sussurrato all'orecchio cosa gli avrebbe dato un po' di sollievo.

E io ho cominciato a cantare...

"Jingle bells, jingle beeeeells, jingle all the wayyyyyyyyy...".

Mi ha abbracciato e si è addormentato.

Have a merry one, people!