venerdì 18 settembre 2015

Italy in a day. Dall'altra parte di un grande oceano.

Due anni fa Enrica e io ci stavamo preparando.
15 minuti non erano tanti, anzi troppo pochi, per raccontare tutto.
Ci eravamo organizzate: avremo discusso se essere italiani dipendesse dal cuore, dai ricordi, dalla lingua, dai documenti...
Un piano perfetto.
Chiaramente non eravamo d'accordo.
E questo rendeva il progetto ancora più vero.

Poi però la giornata che avevamo deciso di raccontare l'abbiamo invece vissuta e si sa, la vita ha sempre la meglio.

Oggi finalmente l'ho fatto vedere agli alunni, Italy in a day.

Abbiamo pianto, riso, sorriso e ci siamo indignati in tutte le classi.

Ma soprattutto per un"ora e ventidue minuti siamo stati dall'altra parte dell'oceano, in un paese che vive ogni secondo della sua giornata amando, sperando, infuriandosi, crescendo i figli e dicendo addio a chi se ne va. Abbiamo sentito il caldo del forno in cui cuoceva il pane, il profumo al borotalco dei capelli dei bambini, abbiamo anche noi cercato mail di risposta su uno schermo e ascoltato il rumore delle onde che si infrangevano contro gli scogli della costa italiana. Abbiamo anche visto un astronauta che un anno fa avevamo incontrato davvero.

Siamo stati orgogliosi, insieme, di un medico che gira il mondo per salvare vite umane per dare valore alla sua, di vita.

Non ero più io l"italiana.

Per un'ora e ventidue minuti eravamo tutti italiani. In cucina. A Modena. Davanti all"Etna a guardare il fumo dal terrazzo.
A gettarci dall'alto con un paracadute.

E ci batteva a tutti il cuore dalle emozioni e dalla vita.

Ci sentivamo tutti un po' nostalgici di un tempo e di uno spazio in cui essere tutti un po' più veri, un po' più noi.

Tutti italiani.