"Sei tutta marrone."
Uno di quei momenti in cui guardi per terra, sperando che si apra una voragine e che ti inghiotta, senza lasciarti nemmeno il tempo di agitare la manina in segno di saluto.
Il panico.
Come marrone?
Ma sei impazzito???
Questa è una delle mie migliori alunne, io sono qui che faccio l'insegnante dagli alti principi e dalla mentalità aperta, quella che vuole un mondo migliore e diritti per tutti. Pure ti mando alla Montessori, che sono tutti più aperti, avanguardisti...
E tu mi fai il razzo-nazista così, senza preavviso????
Era appena finito un bellissimo evento nella mia scuola e stavo per riaccompagnare a casa un'alunna etiope che aveva partecipato e poi anche giocato moltissimo con i bambini.
Luca decide di invitarla a cena con noi.
Ok.
Poi, così, per fare conversazione, il mio adorato figlioletto, il mio fiore all'occhiello, guarda la mia bellissima studentessa e commenta.
Panico.
Lei, carina, gentile, un essere superiore, mi dice:
"È piccolo, non si preoccupi."
Non si preoccupi??
E come non mi preoccupo?
Se mi cresce nazi-razzista io cosa faccio????
Magari poi mi vota Salvini, io come reagisco???
Panico.
E allora, come sempre, mi rivolgo alla rete, alle mamme blogger, alle internet dipendenti, le tecnodrogate che hanno sempre a portata di mano una soluzione fai da te alle apocalissi familiari.
Sono centinaia, forse migliaia, le mamme che hanno posto lo stesso quesito, che hanno vissuto episodi simili, in preda allo stesso panico.
Mio figlio è un razzista?
Solo l'idea è raccapricciante...
Le risposte ai vari post, terribili: Dillo alla maestra! Tagliagli la lingua! Va stroncato sul nascere!
Poi per fortuna sono anche arrivata sul sito di Psychology Today.
Cose da fare per evitare che tuo figlio diventi razzista:
1. parlargli del razzismo
2. mostrare atteggiamenti antirazzisti
3. educare con esempi chiari alla convivenza pacifica e al rispetto reciproco
Fatto
Fatto.
Fatto e rifatto!!
Ma non solo: per qualche motivo i miei bambini hanno sempre avuto più amichetti afroamericani che bianchi. A volte con il Colombiano ci chiedevamo pure come mai non legassero se non con bambini neri.
Insomma, questa cosa ci ha preso completamente alla sprovvista.
E le mie letture su Martin Luther King? E Rosa Parks?
Non ho ben chiaro come o perché.
Il razzismo a volte permea una società in maniera molto sottile.
Come quando a una festa qualcuno ci aveva detto che Matteo "ci era venuto meglio" riferendosi al fatto che era biondo.
Per qualche motivo Luca stesso un giorno mi ha detto che Matteo poteva fare il capo, perché aveva i capelli d'oro.
Ho provato a spiegare scientificamente come le quantità di melanina varino da una persona all'altra, di come sia questo a rendere una persona più marrone di un'altra.
Magari ho insistito troppo.
Ora dice che io sono marrone dentro, ma coperta di panna fuori.
Forse è vero, forse è solo piccolo.
Forse ha solo notato una differenza.
Forse non è un razzista, ma solo uno che prima di parlare non accende la CPU che ha in testa.
Migliaia di forse.
Quello che è sicuro è che ha cinque anni, che a molti bambini della sua età capita di mettere in evidenza quello che vedono senza porsi il problema delle conseguenze, o forse proprio in cerca di scoprire quelle che saranno le conseguenze.
Insomma, da domani di razzismo a casa mia se ne parlerà di più, così come di differenze.
Di più, se possibile, visto che già se ne parla tanto.
Sicuramente bisognerà fare attenzione e spiegare tante cose prima che gliele spieghi qualcun altro.
Ma soprattutto non ci si abbandonerà ai forse, per non correre il rischio di perdere una bambino alla parte sbagliata della società, prima ancora che cominci a esserne parte attiva.
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martedì 11 agosto 2015
venerdì 19 giugno 2015
Calling all conductors!
Ieri sera leggevo i commenti dei miei alunni sull'ennesima strage, a Charleston.
Parlavano di razzismo, non per il fatto che un bianco abbia ucciso in una chiesa di neri, bensì perché quel bianco ha potuto uccidere, poi è stato arrestato civilmente e ora tutti si preoccupano della sua salute mentale, dell'orrore provocato da un'errata legislazione sul porto d'armi.
Nessuno lo ha chiamato terrorista.
Nessuno lo ha accusato di essere un violento massacratore.
Gli è stato concesso di essere trattato come un essere umano in crisi.
Il rapporto con la giustizia in questo paese sembra ufficialmente gestito non a seconda del crimine commesso, ma del colore della pelle.
Quando sono arrivata ho insegnato per un anno alle elementari e ho imparato moltissime cose.
Abbiamo onorato il Black History Month con ricerche, letture, progetti sulla storia della popolazione afro-americana, sulle lotte per i diritti civili.
Forse perché sono cresciuta con un libro su Martin Luther King in biblioteca, forse perché i ricordi di mia madre sul suo soggiorno negli Stati Uniti nel 1964 erano profondamente legati al mondo nuovo che gli americani avevano cominciato a costruire, forse perché avevo letto Malcolm X e perché mio padre guardava alla TV i combattimenti di Mohammed Ali quando ero piccola, o magari solo perché viviamo sulla stessa terra, ma quel mondo l'ho sempre sentito molto vicino.
Così per me Cincinnati è il Nationall Underground Railroad Freedom Center, un luogo di testimonianze, simboli ed eroici conduttori, che liberavano adulti e bambini per piccoli gruppi, di notte, quando l'oscurità li proteggeva e le stelle li guidavano verso i rifugi sicuri e la libertà.
National Underground Railroad Freedom Center, Cincinnati
La festa dell'emancipazione Afroamericana - Wikiradio del 19/06/2015
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